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Festival note solidali

Ieri, 26 ottobre 2017, si è tenuto, presso la Chiesa di San Marco a Japigia (BA), il 1° concerto della seconda edizione del Festival note soldali, un’iniziativa organizzata dall’associazione Misurecomposte.

All’evento hanno presenziato come sponsor dello stesso le associazioni territoriali no-profit SFERO Onlus con l’ausilio di Culturandia ed Emergency.

L’associazione SFERO Onlus, a tutti coloro che sono intervenuti e che hanno volontariamente contribuito alla raccolta dei fondi destinati alle opere di solidarietà, ha ricambiato offrendo loro un presepe ispirato al proprio marchio. L’oggetto è stato realizzato da valenti artigiani pugliesi nelle varie manifatture tradizionali (fischietto di Rutigliano, ceramica di Grottaglie e trullo di Alberobello) “il faro rappresentante la natività” un’ottima idea regalo per Natale da donare a chi amiamo o per decorare le nostre case creando un’atmosfera calda ed accogliente.

Michele Policarpo responsabile dell’associazione SFERO Onlus

Natale Sferoonlus – Dona, ricevi e regala-

 La direzione artistica del concerto è a cura del M° Flavio Maddonni, docente del Conservatorio Nino Rota di Monopoli.

Ceren Hepyucel e Atahan Kaya

Ad esibirsi il Duo composto da Ceren Hepyucel (al flauto traverso) e Atahan Kaya (alla chitarra) due artisti turchi dalla raffinata bravura che, grazie anche alla suggestiva location, hanno allietato il pubblico presente con note soavi capaci di far viaggiare con la mente sino a condurre ad atmosfere passate e magiche come le danze che hanno fatto innamorare e sognare il pubblico di ogni età in “Orgoglio e pregiudizio”  il famoso film tratto dal romanzo “Pride&prejudice” di Jane Austin in cui i protagonisti, l’affascinante Mr Darcy e la determinata Elizabeth Bennet, si rincorrono, corteggiano ed infine innamorano irrimediabilmente.

Mr Darcy ed Elizabeth Bennet in “Orgoglio e pregiudizio”

Bastava chiudere gli occhi per sentirsi come in una di quelle romantiche e passionali scene, per immaginarsi protagonisti di quelle danze fino al punto di avere difficoltà a rimanere seduti sentendosi trasportati da quelle note.

I musicisti hanno magistralmente trasmesso il potere che la musica ha quando eseguita con grande passione.

Atahan Kaya nel suo assolo

Altro momento importante è stato l’assolo svolto dal chitarrista, un brano brasiliano su proprio arrangiamento, insieme al viaggio in cui ci hanno condotto nelle danze popolari turche, permettendoci di conoscere la loro cultura attraverso il linguaggio più universale che esista, la musica.

Il Festival note solidali prevede ancora tre concerti, per un totale di quattro serate, il prossimo si terrà venerdì 17 novembre presso l’auditorium “Scuola dei fiori” (viale Cotugno, 4) alle ore 20:30.

Il mio invito è di non perdervi questa magnifica esperienza.

Ospiti del prossimo concerto sarà ancora l’associazione no-profit SFERO Onlus (e Culturandia) e la Fondazione Alzheimer Gianni Perilli.

Insieme è possibile – Evento Social Party

Sabato 25 febbraio 2017 si è svolto l’evento Social Party organizzato dall’associazione  SFERO Onlus presso Borgo Regina Sporting Club (Torre a Mare\Noicattaro).     

Scatto di Davide Liberti che ringrazio

Obiettivo dell’evento era riunire i soci e i non soci in una serata all’insegna della convivialità, del divertimento e della beneficenza in favore del al progetto “Casa delle bambine e dei bambini” una struttura unica nel suo genere in Italia, aperta a Bari a gennaio, un centro polifunzionale per i bambini dai tre mesi ai cinque anni e per le famiglie in difficoltà.    

Obiettivo ampiamente raggiunto dall’Associazione che, con dedizione, impegno, cura, precisione ed entusiasmo si è fortemente attivata perché ciò si realizzasse.

Novantasei  i partecipanti che hanno accolto  con entusiasmo e coinvolgimento l’invito dell’Associazione.

La serata si è svolta tra la cena, che ha permesso e favorito la convivialità, la conoscenza e la condivisione ed il divertimento, al quale ha contribuito l’apporto del Dj Giuseppe Rinaldi animando e riscaldando ulteriormente l’atmosfera rendendola ancor più gioviale e confidenziale. L’evento, che si è svolto in coincidenza del periodo carnevale scorso, è stato motivo di conferma per l’Associazione dell’entusiasmo e del coinvolgimento dei partecipanti.

A metà serata si è svolta una breve presentazione dell’Associazione e dei suoi obiettivi tramite la proiezione un video, commentato dal presidente Michele Policarpo.

A seguire la presentazione power point di Culturandia, blog di promozione e diffusione culturale a cura di Serenella Policarpo, blog partner di SFERO Onlus.  

L’esito della serata ha dimostrato come l’unione faccia la Forza e come grazie a questa si sia messa in atto della Solidarietà grazie ad una solida e precisa Organizzazione rispettando il principio dell’Etica diventando insieme un Rifugio (Solidarietà Forza Etica Rifugio Organizzazione acronimo di SFERO).

Al termine della serata sono stati distribuiti dei questionari di gradimento anonimi ad ogni invitato che anche qui hanno espresso forte gradimento e ampio desiderio che l’evento abbia nuovamente luogo.

SFERO Onlus ringrazia quanti hanno partecipato a questa grande festa rendendola possibile, donando fiducia e riscontro positivo all’Associazione e avendo contribuito ad un’azione solidale dimostrando che insieme è possibile.   

Di seguito  la mia esibizione in quanto cantante Jazz durante l’evento.

Brano eseguito: Route 66.

  

Link utili per saperne di più e rimanere in contatto con SFERO Onlus: 

Il passato è un campo di addestramento di Valeria Petruzzelli

Come spiegato in “Cos’è Culturandia?” questo sito nasce con lo scopo di promuovere e diffondere la cultura dando voce a quanti in essa ancora credono ed investono.

Questa volta a bussare alla  porta di Culturandia è stata una giovane autrice, Valeria Petruzzelli, con un sogno al quale dare voce e corpo e Culturandia di certo non poteva rimanere indifferente ed è anzi orgogliosa di farsene portavoce e promotrice.   

“L’ossessione dà una direzione, uno scopo, rende lucidi. La passione è il contrario della lucidità. Di questi contrasti vive questo romanzo che brucia di febbre, e striscia tra i generi come tra reale e fantastico, come tra l’erotico e il noir. Una vertigine ammaliante che vi trascinerà nelle sue pagine. “

Gianluca Morozzi

 

“Il passato è un campo di addestramento. Storia di Lei” è il racconto di esperienze ed emozioni estreme: un amore finito che diventa ossessione, la passione che si trasforma in eccesso, la sete di vita che si confonde con quella di vendetta. In questo libro Lei si racconta in un diario, facendo percepire quanto c’è di socialmente inaccettabile come ordinaria routine, quasi a cercare l’estremo nell’estremo. Il resoconto della sua storia d’amore con James assume spesso dimensioni irreali che confondono le coordinate della narrazione e la lucidità del racconto, lasciando il lettore privo di stabilità.

In bilico tra sonno e risveglio, Eve affronta il proprio passato ed impara a conoscere una nuova vita oltre la vita, ma non sarà facile salvarsi dalla propria ossessione.

 

 

Valeria Petruzzelli è nata a Ferrara il 22 febbraio 1990 da genitori baresi, ha vissuto per tre anni a Caivano (NA) e per quattordici anni a Casagiove (CE). Nel 2010 si è trasferita a 

Conversano (BA) e si è laureata in Scienze e tecniche psicologiche per la persona e la
comunità presso la seconda università di Napoli nel 2013. Attualmente svolge il Servizio Civile presso la cooperativa sociale Itaca e fa volontariato per un’associazione di promozione sociale, “Venti di scambio”. Ha una grande passione per la musica, per il canto in particolare, per il cinema e la fotografia e, ovviamente, per la lettura: i suoi autori preferiti sono Stefano Benni, Charles Bukowski e Valérie Tasso. Con questo romanzo ha vinto nel 2015 la prima edizione del Premio Inedito Garp Under 30.

 

Link utili per saperne di più:

E tu? Vuoi divertirti facendo del bene?

Locandina evento

L’iniziativa “Social Party” è stata organizzata dall’associazione SFERO Onlus (acronimo di Solidarietà Forza Etica Rifugio ed Organizzazione) che,  in occasione dell’evento realizzato e per adempiere alla sua funzione sociale, fra i tanti progetti, ha scelto di aderire e rispondendere all’appello del Comune, che invitava i commercianti e le realtà associative impegnate nel sociale e nel contrasto alla povertà, a donare vestiti, cibo e giochi alla “Casa delle bambine e dei bambini” , un appello in linea con il maggior principio dell’associazione ovvero porsi a tutela dei cittadini promuovendo un’economia etica prodigandosi in azioni benefiche.

Scopo dell’iniziativa è riunire soci e non con la finalità di rendere nota l’associazione ed i suoi obiettivi a quanti ancora non ne fossero a conoscenza in una serata conviviale all’insgegna del divertimento e della beneficienza. 

Una grande festa alla quale siete tutti invitati!!! (previa prenotazione)

L’evento avrà luogo presso Borgo Regina Sporting Club.

Un’occasione per divertirsi facendo del bene.  

Primo convivio Social Club & Partner

Venerdì, 3 febbraio 2017, si è svolto il primo Convivio Social Club & Partner.

Nella foto Policarpo Michele, Presidente di SFERO Onlus
Nella foto Policarpo Michele, Presidente di SFERO Onlus

All’incontro hanno attivamente partecipato i vertici della SFERO Onlus, associazione che per la Social Club rappresenta il cliente più esponente ed in quanto tale è intervenuta nella progettazione delle attività fornendo valide indicazioni e spunti. I soci della Social Club con grande stima hanno omaggiato il presidente Policarpo Michele coinvolgendolo nell’esposizione del programma.

Il presidente della SFERO Onlus, coadiuvato dalla dirigenza della Social Club, Capone Francesco, Capuano Marco e Ipsale Giuseppe, ha presentato le attività in atto e gli strumenti realizzati sia in campo informatico che organizzativo per essere utilizzati a supporto dei propri partner. Inoltre, questi ultimi, hanno avuto occasione di sottolineare le proprie aspettative e manifestare le potenzialità delle linee di intervento da parte di Social Club.

Obiettivo del convivio era quello di creare un clima di squadra fra e con i partner, obiettivo raggiunto oltre ogni vagliabile aspettativa. Tutti i partner hanno testimoniato con grande entusiasmo e trasporto l’approvazione per tutte le iniziative esposte sottolineando il successo della serata. 16463136_1634507070179051_7883250997781365461_o

Infine, al termine dell’incontro, il momento conviviale. I partner hanno avuto l’opportunità di conoscersi meglio e, grazie alla gradevole atmosfera generatasi dalla condivisione della tavola parlando amichevolmente delle prospettive della Società hanno dato corpo allo spirito di squadra atteso.

Link utili per consultare i siti:

SFERO Onlus

Social Club

torta insieme

Lo zenzero: una spezia dalle grandissime proprietà curative.

Inauguriamo questa sezione approfondendo e conoscendo meglio le qualità, le proprietà, gli usi, le funzioni e le eventuali controindicazioni di una spezia davvero preziosa ed indispensabile della quale spesse volte si conosce molto poco eppure risponde a molte nostre problematiche ed esigenze, eppure la risposta può essere in questa spezia senza ricorrere a farmaci che, oltre ad essere dannosi se se ne abusa, sono anche costosi, quando invece in natura abbiamo tutte le risposte di cui necessitiamo.

 Lo zenzero contiene acqua, carboidrati, proteine, amminoacidi, diversi sali minerali tra cui manganese, calcio, fosforo, sodio, potassio, magnesio, ferro e zinco, vitamine del gruppo B, vitamina E e olio essenziale è per questo amico dell’uomo e del nostro organismo.

 Conosciamone meglio i campi d’azione:

Zenzero (Zingiber officinale Roscoe)
Zenzero (Zingiber officinale Roscoe)

–        Antitumorale;

–        Aiuta a combattere la nausea;

–        Contribuisce al benessere dello stomaco;

–        Aiuta a combattere febbre e raffreddore ed anche tosse e catarro (in antichità già era utilizzato a tali scopi!);

–        Grazie alle sue proprietà antisettiche e antinfiammatorie inoltre, lo zenzero è di grande aiuto anche in caso di infiammazioni alla gola (faringite, laringite, ecc..);

–        Buon anticoagulante e come tale contribuisce a ridurre la formazione di coauguli nelle arterie, abbassa i livelli di colesterolo nel sangue e, secondo alcuni studi scientifici, lo zenzero diminuisce la pressione sanguigna (ma al riguardo ci sono ancora studi in corso quindi si consiglia di rivolgersi ad uno specialista);

–        Aiuta a mantenere costante la temperatura corporea e stimola la sudorazione, permettendo al corpo di depurarsi e di contrastare la febbre;

–        Lo zenzero è, inoltre, amico della pelle, difatti permette di contrastare le antiestetiche macchie della pelle che compaiono spesso con l’avanzare dell’età, inoltre rende la pelle più liscia, tonica e diminuisce eventuali infiammazioni cutanee. Amico dunque anche delle pelli più giovani affette da acne o foruncoli che spesso lasciano segni sulla pelle motivo di disagio.

Ma come poter godere di questi innumerevoli benefici?

Innanzitutto è importante farlo rientrare nella nostra dieta alimentare e nella nostra cosmesi, con ricette facili, veloci e salutari, che nel tempo ci permetteranno di godere delle sue proprietà.

E’ importante comprendere in che forma va reperito, acquistato ed utilizzato: dobbiamo munirci della radice di zenzero, in molti, quando lo consiglio mi pongono il problema della reperibilità, in realtà è facilmente reperibile nel reparto orto fruttifero di ogni ipermercato (io mi rifornisco dall’ipercoop) è raro, se non impossibile, che non ci sia, quindi, non temete!

Lo si può assumere negli alimenti (come spezia nei pasti, nelle tisane, negli estratti, possiamo anche assumerlo tagliando un pezzo di radice e mangiandolo)  o lo si può adoperare nei nostri cosmetici naturali fai da te!

Come?
Per le bevande io sto preparando (quotidianamente come motore di inizio giornata) un estratto con mele, zenzero e limone (un ottimo alleato dello zenzero di cui poi parleremo meglio), le dosi sono variabili, a seconda dei gusti (c’è chi non ama molto il sapore pungente e deciso dello zenzero che, unito al limone, assume un gusto aspro) ma posso garantirvi (ho avuto delle cavie molto scettiche che ora me lo richiedono costantemente, perciò, potete fidarvi!) che nelle dosi che ho adoperato è piacevolissimo, una spezia nel vero senso della parola, non un sapore invadente, un piacevole retrogusto, un modo indolore di farsi del bene!

     Le dosi dell’estratto:

–        Due mele a persona (con il loro gusto dolce allevieranno l’aspro del limone ed il piccante dello zenzero, quindi, adoperandole come base, ne mettiamo una dose maggiore rispetto agli altri due ingredienti),

–        Un limone (se molto grossi metà andrà bene comunque, poi andate ad occhio e a gusto);

–        Un pezzetto di radice di zenzero (lo zenzero ha un sapore molto forte indipendentemente dalla dimensione del pezzo, perciò non fatevi ingannare da questa, avrà il suo beneficio e si farà sentire anche senza esagerare, anche se il pezzo vi sembra piccolo, poi, ovviamente, regolatevi sempre in base al vostro gusto, generalmente si consiglia di non assumere più di 15/20 grammi di rizoma fresco o 3/4 gr di radice secca o polvere per evitare l’insorgere di fastidiosi disturbi intestinali).

Nel caso dell’estratto sbucciate tutto (del limone deve rimanere solo la polpa) e inseriteli nell’estrattore et..voilà! Pronto!

Facile, veloce e sano, vi sembrerà di bere un succo dal sapore davvero gradevole, questo vi permetterà di assumerlo quotidianamente e senza sacrificio!

Per quanto riguarda invece i benefici sulla pelle vi mostro una ricetta di una maschera fai da te naturale contro le impurità da me testata che mi ha dato grandi benefici.

 

Ingredienti maschera naturale fai da te (le dosi sono per l’uso di una sola persona considerando, per i prodotti naturali, l’impossibilità di lunga conservazione, altrimenti, essendo privi di conservanti, perdono le loro proprietà e dovendo dunque essere buttati):

–        Un cucchiaio di yogurt;

–        Un pezzo di radice di zenzero;

–        Succo di mezzo limone grande (se piccolo mettetene uno);

–        Un pezzo di cetriolo (io mi regolo in base alla dimensione, era molto grande quindi ne ho adoperato un pezzo);

–        Un cucchiaino\due di miele (la maschera è molto astringente, per evitare sia troppo aggressiva ed equilibrarla, il miele era indispensabile per non irritare la pelle);

–        Farina per addensarla, ancora meglio se avete amido di mais (qui le quantità non sono definite, regolatevi in base a quanto è liquida, finché non la vedete più densa, aggiungetela, questo servirà a non farla colare quando è in posa).

   Procedimento:

mischiate lo yogurt con il cetriolo (fatto a pezzetti), con la ridice di zenzero (sempre tagliata in pezzetti), unite il succo del limone e frullate il tutto, filtrate il composto (per ottenere composti cremosi ed omogenei), aggiungete la farina finché non si addensa (frullate sempre) e il miele.

 Lasciate in posa per dieci\quindici minuti, in caso di bruciore, che bruci è normale vista la funzione astringete, ma se è un bruciore insolito, togliete prima della scadenza del tempo di posa.  

Lo zenzero può essere adoperato sulla pelle anche in altra maniera per eliminarne le macchie: tagliate dalla radice un pezzo e massaggiatela sulla zona cutanea interessata, applicate il trattamento (sempre con un pezzo nuovo di radice perché ne siano attive le funzioni curative) due\tre volte al giorno fino alla scomparsa delle macchie.   

Vediamo ora le controindicazioni che può presentare:

–        Tra i benefici abbiamo visto la sua utilità contro la nausea, ma in caso di neusee causate da una gravidanza è sempre bene consultare prima il proprio medico dell’assunzione;

–        In caso di soggetti allergici se presanto allergia ad uno o a più elementi che lo compongono, evitarne l’assunzione (l’allergia la si può notare con la comparsa di rossori sulla pelle ed eruzioni cutanee);

–        Ad ogni modo, come per qualsiasi cosa, è bene non esagerare con l’assunzione dello zenzero in quanto un esubero della sua assunzione può causare gastrite, ulcere e gonfiori intestinali anziché curarli;

–        In caso di assunzione di farmaci è sempre bene consultarsi con uno specialista prima di assumerlo. 

E allora non resta che munirci di questo elisir di bellezza e amico della nostra salute! 

Cosmesi naturale fai da te

Ebbene sì, ho deciso di creare questa nuova categoria nel mio blog, dopo due anni che ho scoperto questa passione, che coltivo costantemente, dopo essermi tanto informata ed essere diventata più o meno esperta, per carattere non mi do mai per arrivata, ma sono sempre pronta ad imparare e a fare ricerche!. 

C’è chi può, leggendo, chiedersi che attinenza abbia  questa categoria all’interno del mio blog, ma se avete letto attentamente l’introduzione del sito, “Cos’è Culturandia?”, ne avrete trovato la risposta: ovvero che Culturandia è un progetto nato non con l’obiettivo di scrivere ed approfondire un solo argomento, ma con lo scopo di scrivere, approfondire e conoscere, qualsiasi tema sia per me fonte di curiosità e passione e condividerlo con tutti voi, come ho scoperto essere per me la cosmesi naturale fai da te.fb_img_1468510670356

Una tematica tutt’altro che banale perché la cosmesi è parte del nostro quotidiano, ed influisce sulla nostra persona.

Oggi siamo circondati da prodotti che nelle pubblicità ci vengono continuamente proposti con false qualità, garantendoci false rese ma, soprattutto, per noi nocivi.

E’ così che mi sono affacciata a questo mondo, avendo a cuore la mia salute e quella di chi mi sta accanto, informandomi e diventando sempre più esperta degli INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients)  ovvero l’elenco degli ingredienti di un prodotto, comprendendo quali elementi un prodotto sano debba possedere e quali, invece, sono nocivi, ho però anche notato quanto le linee Biologiche (per linee biologiche si intende prodotti derivanti dall’agricoltura biologica ovvero un metodo di produzione agricola: che esclude l’utilizzo di prodotti chimici di sintesi come fertilizzanti, diserbanti, insetticidi e anticrittogamici per la concimazione dei terreni, per la lotta alle infestanti, ai parassiti animali e alle malattie delle piante) siano difficili da reperire, spesse volte davvero costose (quando la salute è un diritto di tutti e non un lusso di pochi) e quanto, pur essendo i più sani sul commercio, mai nulla sarà mai sano e di certa provenienza come ciò che noi stessi produciamo con le nostre mani! In più la mia passione per il fai da te e la soddisfazione che ne consegue da ogni realizzazione, mi hanno portata in questo magico mondo, con prodotti che non hanno nulla da invidiare a quelli industriali, anzi, forse è il contrario, dalla massima resa, facili, veloci e super economici! Perché, sì, bisogna anche saper selezionare le ricette giuste, trovare quelle migliori, che vi richiedano meno costi, che siano più facilmente e concretamente realizzabili e che siano, dunque, ripetibili nel tempo, se troppo elaborate dopo poco non le realizzerete più,io invece, voglio dimostrarvi come con poco (in tutti i sensi, anche economici!) potrete avere ottimi prodotti home made che, oltretutto, fanno bene anche alla propria autostima!

Il web è saturo di blog che si occupano dell’argomento e di ricette, ma passo dopo passo vi mostrerò come, studiando gli elementi basilari della cosmesi e comprendendone le funzioni, potrete captare le ricette più adatte a voi, da lì ispirarvi, ma anche modificarle e crearne di nuove scoprendo ricette, non ancora in circolo da voi stessi ideate, ottime!

Questa categoria, come ogni categoria di questo sito, non sarà rigida e tratterà di temi affini, come ad esempio ricette anche alimentari sane e naturali, nelle quali mi sto cimentando, insomma lasciamo spazio alla curiosità e alla cultura, senza dover per forza etichettare in maniera rigida, questo blog è giovane come giovane è chi lo cura e di conseguenza in fermento e in costante scoperta, non so ancora dove dove ci porterà, ma godiamoci il viaggio e scopriamo insieme tutto ciò che questo mondo ci offre!

Non avrà una scadenza fissa la pubblicazione di articoli perché, come ben immaginerete, la vita frenetica che oggi abbiamo, non permette sempre di dedicarci a tutto come vorremmo, ma ogniqualvolta mi sarà possibile, non mancherò!  

  A tale proposito vi invito ad unirvi al gruppo Facebook “In natura veritas” dove vi attendiamo numerosi per consigli, sciogliere dubbi ed imparare sempre più su questo meraviglioso mondo! 

https://www.facebook.com/groups/1213262795403779/

   

 

Come una foglia d’autunno, t’ho persa

Un cane non se ne fa niente di macchine costose,  case grandi o vestiti firmati; un bastone marcio per lui è sufficiente. A un cane non importa se sei ricco o povero,  brillante o imbranato,intelligente o stupido. Se gli dai il tuo cuore lui ti darà il suo. Di quante persone si può dire lo stesso?  Quante persone ti fanno sentire unico, puro,speciale? Quante persone possono farti sentire straordinario? Dal film "Io&Marley"
Un cane non se ne fa niente di macchine costose,
case grandi o vestiti firmati;
un bastone marcio per lui è sufficiente.
A un cane non importa se sei ricco o povero,
brillante o imbranato,intelligente o stupido.
Se gli dai il tuo cuore lui ti darà il suo.
Di quante persone si può dire lo stesso?
Quante persone ti fanno sentire unico, puro,speciale?
Quante persone possono farti sentire straordinario?
Dal film “Io&Marley”

Ho deciso di scrivere, ho provato a parlare, ma le parole si fermano in gola, allora ho deciso di scrivere e poi scrivere è un gesto che dedico a chi e a ciò che reputo importante per me e tu sei stata l’affetto più forte ed intenso che abbia mai provato.

Come una foglia d’autunno, t’ho persa, con il vento sei volata via ma qui è ancora tutto come l’hai lasciato, manchi solo tu.

Tornare a a casa non è più la stessa cosa, varcare l’uscio e non scorgere il tuo musetto, le tue orecchie, da sempre la mia passione, e i tuoi dolci occhioni, è una lama che affonda sempre più nel cuore.

Mi manca il rumore delle tue zampette sul pavimento, il tuo venire a farci  visita nella stanza e urtare il tuo musetto ai nostri volti per svegliarci, perché sola ti annoiavi, io fingevo di voler continuare a dormire, ma la verità è che adoravo quando sentivo le tue zampette che ti portavano sino a noi e non aspettavo altro, sono stati indubbiamente i risvegli più dolci ed amorevoli, ora se ci penso mi manca l’aria e sento una fitta al cuore, darei tutto ciò che ho per tornare ad uno di quei risvegli.

Ora non è più mattina.

Eri la mia certezza, passare dal salone ed anche solo vederti, era per me compagnia come nei silenzi ridondanti delle pareti di casa, nei dolori del cuore, nei pomeriggi neri e piovosi, nelle ore disperate di studio..tu c’eri, sempre.

Ora la casa sarà più vuota che mai, le ore di studio interminabili e ancora più neri e piovosi i pomeriggi d’inverno.

Nel cuore l’eco delle tue zampette sul pavimento.

Ci sono stati sentieri oscuri della mia vita, in cui mi sono sentita smarrita, non v’era via d’uscita, sembrava la luce non l’avrei mai più vista, poi ho scorso una speranza in fondo a quel tunnel, un raggio di sole in quella foresta buia e tetra, ed eri tu, era il pensiero di dover correre a casa da te che mi ha dato la forza di percorrere quel sentiero per quanto ne fossi terrorizzata, paralizzata, ogni passo, era un passo verso te, verso casa.

Ora casa, non mi sembra più la stessa.

Non dimenticherò mai la tua visita in un momento in cui avevo dimenticato come si sorridesse, tu mi hai ridonato il sorriso, emozionato il cuore e dato la forza necessaria per superare quell’atroce momento, tanto sapevo che TU mi stavi aspettando e per questo ti sarò per sempre grata, mi hai salvata da un precipizio certo, mi hai ridonato la speranza.

Sembrano tutti così impegnati a correre, andare avanti, io invece mi sento paralizzata in questo dolore, sembra non ci sia tempo nemmeno per soffrire, per sentire la mancanza, è forse questo il problema? Si è così impegnati a correre che non ci si gode il tempo , questo meraviglioso e prezioso regalo che è il tempo, per stare con chi amiamo? Scorre inesorabile e nemmeno ce ne rendiamo conto.

E’ già il primo giorno senza te, ricordo il terrore che potesse arrivare questo momento ed invece è già passato.

Passato, odio questa parola, passa tutto troppo in fretta, tutti sono concentrati a spronarti ad andare avanti, io invece non voglio andare avanti, significherebbe accettare la tua assenza e io proprio non ce la faccio.

Che poi cosa vuol dire accettare?

Come si può accettare l’assenza di qualcuno che hai amato a tal punto? Da un giorno all’altro svanisce nel nulla.

La morte, come la vita, sono un qualcosa che non comprenderò mai, che l’essere umano, per sua natura, non potrà mai afferrare, è questa inafferrabilità a rendere la morte un qualcosa di inaccettabile, di sconvolgente, di traumatico.

Queste lacune incolmabili sono insostenibili, non si può accettare, ma solo rassegnarsi.   

Ho temuto già un’altra volta questo momento fosse arrivato, quando la tua vita era ancora acerba e avevi ancora tanto davanti a te, ho sofferto tremendamente, pregato intensamente, ti ho aspettata e sperato quando nessuno ci credeva, ti sono venuta a trovare quando nessuno poteva farlo, ci è bastato guardarci e sentirci vicine, tu l’hai sempre saputo quanto ti amavo ed è stato questo a farti salvare da morte certa, è stato un miracolo dell’amore, come lo sei stata tu per me e già mi avevi insegnato tantissimo: la forza dell’amore. Non lo dimenticherò mai.

Non ti dimenticherò mai.

Non mi sono mai divertita così tanto come quando ho trascorso il mio tempo con te, quando ho giocato con te,sono stati i momenti più felici della mia vita, ma assistere al tuo dolore, al tuo rapido invecchiamento, quei baffetti bianchi mi consigliavano di amarti di più e il più in fretta possibile perché il tempo stava scorrendo inesorabile, ma non me ne sono mai realmente capacitata, perché quando ami non puoi credere sia giunta la fine, per chi ama la fine non arriva  mai ed invece è arrivata, spietata ed agghiacciante lasciandomi svuotata, sola e triste, ma sollevata perché,  proprio amandoti, vederti soffrire è stata la peggiore agonia, anche peggiore della tua assenza.  

 Ed anche se i giorni,le ore, i minuti, i secondi, scandiscono il dolore ed improvvisamente le lancette non sembrano avere più tanta fretta, ed anche se le notti sembrano più silenziose e buie che mai, nel cuore, placato questo dolore, rimarrà solo l’immenso amore che mi hai donato e tutto ciò che mi hai insegnato.   

Ti voglio bene, sempre te ne vorrò, anche di più.

Darei tutto per tornare a bisticciare per sapere chi in quel giorno aveva l’impegno di portarti a spasso, perché poter tornare a bisticciare per queste piccole beghe, vorrebbe dire riaverti qui, con me, avere ancora l’opportunità di un po’ di tempo per noi, non avere più questo impegno mi svuota. 

Era un appuntamento fisso,era un modo per prendermi cura di te, non poterlo più fare è terribile. 

Mi mancherai sempre, sempre più.

Ho imparato che il problema del tempo siano le due settimane che ho passato con te o gli ultimi due mesi che ho passato con lui, e che alla fine si esaurisce sempre. [Dal film “Dear John”]

Intervista ai clown di VIP (viviamo in positivo) Bari.

Per noi guarire non è solo prescrivere medicine e terapie, ma lavorare insieme condividendo tutto in uno spirito di gioia e cooperazione.” [Patch Adams]

Ho deciso di aprire l’intervista con questa citazione del noto dottore Patch Adams non casualmente, essendo egli famoso in quanto ideatore di questa forma di assistenza sanitaria ed esprimendo, con queste semplici parole, l’essenza dell’attività svolta dai “clown di corsia”.

Il 25 marzo 2015, ho avuto l’opportunità di intervistare alcuni di questi volontari.

Tematica a me molto a cuore da sempre e che ho avuto tutto il piacere e l’interesse di approfondire, permettendo, a quanti ne sappiano poco o nulla, di conoscere le dinamiche che si celano dietro a quei nasi rossi, le emozioni che, grazie a questo percorso provano e cosa li ha portati ad intrecciare le loro vite con questa attività.  

I volontari da me intervistati saranno citati con il loro nome da “clown”: clown Tadala (clown anziano o angelo, ovvero completamente formato), clown Smemi (in formazione da un anno circa) e clown Malinkaja (clown in formazione, corso base svolto ad ottobre).

–         Come descrivereste la clownterapia a quanti se ne vogliono approcciare, in  base a ciò che avete appreso dalla vostra esperienza? E cosa vi ha spinto ad intraprendere questo percorso?

Smemi:  sono un serie di sensazioni, di emozioni varie, che ti travolgono, provi felicità mista a stupore, ecco sì, “stupore” è l’aggettivo più idoneo per descrivere questo percorso, ogni emozione che lo caratterizza.   Io, a quanti mi potrebbero domandare della clownterapia per magari intraprendere anche loro questo percorso,  gli direi “buttati, vai!”, perché è tutto uno scoprirsi, è un percorso personale e collettivo: personale perché le sensazioni che ognuno di noi prova sono singolari e mai universali; collettivo perché non esiste un “Io” ma solo un “noi”, la fiducia fra i compagni è alla base di questo cammino ed in reparto la complicità è ciò che conta.  Gli direi di andare, di provare spogliandosi di ogni timore o pensiero e aprirsi a questo nuovo mondo. L’emozione più forte che posso esprimere è proprio quella della meraviglia, di fronte ad ogni piccolo gesto che compiamo.

Malinkaja: io sono arrivata al punto che sì, lo faccio per gli altri, perché comunque è volontariato, però lo faccio soprattutto per me stessa, perché intraprendere questo tipo di percorso, significa davvero crescere, ogni giorno che passa,ogni esperienza vissuta, ti fa cambiare il tuo punto di vista rispetto alla vita, rispetto a come la vedevi prima, crescere soprattutto, perché Vip è una famiglia, una grande famiglia, tu sei consapevole che in qualsiasi momento, qualsiasi sia il tuo problema, hai sempre qualcuno su cui poter contare, per me questo significa il percorso di clownterapia: crescita.

Il  mio scopo in questo cammino era riuscire ad essere me stessa il più possibile in tutti gli ambiti, con tutte le persone con le quali mi relazionavo: perché essere clown non significa costruire un personaggio, significa rendersi conto di quelle che sono le tue qualità e metterle in luce nel tuo personaggio clown, farle ancora più tue, questo, dunque,ti porta a conoscerti ancora meglio e ad accettarti di più.

Tadala:  essere clown significa raggiungere una libertà interiore, che puoi far uscire solo se hai solo quel naso rosso, quando lo indossi sei libero, sei una persona pronta a condividere qualsiasi cosa, in quel momento non ti fa paura niente, neanche il rifiuto degli altri, perché sai che hai la magia di quel naso, tu ritorni bambino, non hai timore di far uscire quel bimbo che è dentro ognuno di noi, il naso rosso ti permette di fare questo, anche di gioire del sorriso di un bambino che in quel momento sta soffrendo. Ti arricchisce.

Sono esperienze di arricchimento, di condivisione, di crescita, ma non solo in quanto clown, è una crescita interiore, che ti porta ad affrontare qualsiasi tipo di situazione, con sicurezza. Il naso rosso fa parte di noi ed è per questo che lo portiamo sempre insieme, se, ad esempio, al supermercato vedo un bimbo piangere, indosso il mio bel naso rosso e lui smette, cosa ho fatto? Nulla, un piccolo gesto, ma noi ci aspettiamo le piccole cose,che fanno le grandi cose. Una volta entrato in questo mondo sei libero, noi facciamo le cose più assurde ma senza vergogna, senza avere inibizioni, con la spontaneità di un bambino, quindi, secondo me, è la cosa più bella di questo mondo.  L’essere clown è una chiave universale: ti fa entrare dappertutto.

–         Cosa conoscevate di tale attività quando avete deciso di intraprenderla e cosa ha confermato le vostre conoscenze e quanto invece si è rivelato diverso dall’immaginario comune? 

Risposta unanime: a noi è stato confermato proprio tutto, non si va in cerca, tu vai mirato: vuoi fare il clown.

Tadala: li avevo già conosciuti, sapevo cosa facevano in reparto, in quanto volontaria ospedaliera, avevo già conosciuto i clown e presentai già altre due domande di ingresso, ero a Milano e l’avevo fatta lì, poi, non essendoci disponibilità di posti e per non perdermi questa occasione, ancor prima di scendere a Bari, presentai lì la mia domanda.

Malinkaja: per quanto mi riguarda nessuno mi parlò della propria esperienza nel mondo della clownterapia, un giorno mi trovai a parlare con un’amica e mi disse che voleva intraprendere questo cammino, le domandai cosa fosse e mi rispose “hai presente Patch Adams? Solo che lo fanno in Italia” , di lì, anche se in momenti diversi, iniziammo le nostre esperienze.   

Smemi: ci fu una giornata a scuola in cui si parlava di clownterapia, di diverse associazioni, io, forse essendo un po’ più piccola, come reazione pensai subito che fosse una cosa meravigliosa, che ci volesse un coraggio incredibile, a quel punto andai alla ricerca sul sito stesso pur rimanendo sempre titubante e domandandomi se ne fossi all’altezza, poi uscì la data del corso base e decisi che era il momento, che dovevo lanciarmi in quest’esperienza, avevo trovato quel coraggio. Grazie a questa attività comprendi che non hai visto tutto, che c’è ancora tanto da scoprire, ancora tanto di cui meravigliarsi.

–         In cosa consiste la vostra associazione? Da chi è costituita? Che tipo di impegno comporta farvi parte? Quali attività svolgete? Che tipo di requisiti bisogna avere per parteciparvi?

Tadala: il requisito fondamentale è innanzitutto avere un grande cuore, bisogna avere una predisposizione prima di tutto per fare il clown, perché sarà anche tutto bello, tutto favoloso, però ti metti in gioco e non in parte, ma completamente, quindi inizialmente la prima cosa a cui bisogna essere pronti è proprio a mettersi in gioco, perché essere clown di corsia non è facile, significa impersonare un altro personaggio nella tua vita, ma non falso, quello vero, che ognuno cela dentro di sé, essere clown vuol dire non potersi nascondere dietro a nulla,  vuol dire essere predisposti ad aiutare gli altri, a rispettarli principalmente, capire che dietro a tutto ciò c’è gioco e rispetto, un grande rispetto per chi soffre e per i tuoi compagni. Bisogna essere pronti a condividere qualsiasi cosa, ad essere pronti a tutto quello che ci può capitare e a fidarsi di chi ci sta accanto o, quanto meno, ad arrivarci crescendo lungo questo percorso, in quanto in reparto la complicità e la fiducia sono tutto, non sempre si ha modo di parlare prima di entrarvi e ci si capisce con un semplice sguardo.       

La grande famiglia di Vip Bari è nata nel 2005 dal desiderio di alcuni ragazzi di portare i nasi rossi anche qui al sud essendo situati, prima di questo momento, solo nel settentrione. E’ nato come un sogno di questi ragazzi e poi si è ampliato nel tempo, siamo oggi ben cento clown che calcano le corsie degli ospedali ogni sabato e domenica: all’ospedale “Giovanni XXIII”, coprendo quasi tutti i reparti e al Policlinico al reparto di oncologia pediatrica. Abbiamo organizzato dei corsi anche nelle scuole.

Per far parte della grande famiglia di Vip non bisogna avere particolari qualifiche o titoli di studio, gli unici costi che richiede sono il pagamento del corso formativo svolto in tre giorni e il pagamento della quota associativa.         

Malinkaja: un clown non può dire no, devi fare tutto, anche se non lo sai fare devi trovare il modo di farlo,per poter dire che l’hai fatto, il come è relativo, ciò che conta è aver tentato.             

–         La clownterapia è un tipo di assistenza in ambito sanitario svolta in contesti di disagio sociale o fisico dunque in luoghi quali: ospedali, cse di riposo, case famiglia, orfanotrofi, centri diurni, centri di accoglienza ecc., contesti nei quali si entra in contatto con esperienze estremamente dolorose e con le emozioni e le sofferenze di quanti ne sono protagonisti, quali sentimenti smuovono in voi? Quanto, a fine giornata, di queste vite rimane nelle vostre? Quanto del “clown” rimane in voi?

Tadala: l’impatto che hai nel vedere in particolar modo un bambino che soffre, ma anche un anziano o un disabile, è forte, molto forte, però essere clown è anche questo: assorbire, in silenzio e ridere con le labbra, io dico sempre e lo dico anche a loro (si rivolge alle clown in formazione: Smemi e Malankaja): che essere clown vuol dire piangere tanto nel cuore, però sorridere con il volto, perché sennò questo noi non potremmo farlo. Per cui l’impatto è fortissimo, io a volte quando torno a casa piango, perché capita di affrontare situazioni estremamente dolorose, ma tu sei più forte della situazione, non ti puoi permettere in quel momento di soffrire o di piangere esternando il tuo dispiacere, perché sennò tu non riesci a dare quello che vuoi dare, non riesci a sollevare in quel momento quel bambino, quella mamma, perché noi molte volte siamo più di sostegno per le famiglie che per il bambino stesso. L’impatto dunque è indubbiamente forte, ma noi ci alleniamo proprio per prepararci a questo o all’eventuale rifiuto che possiamo ricevere dal paziente, perché questo si può rifiutare di ricevere il nostro sostegno, ma lo scopo del clown non è ottenere un sorriso, ma una reazione, di qualsiasi natura, anche un rifiuto, anche la rabbia, sono comunque una reazione, perché chi vive momenti di tale dolore può affrontarlo, a seconda della propria sensibilità, nei modi più diversi e a volte la rabbia e il rifiuto ne sono le conseguenze, ma non importa, ciò che conta è che reagisca perché reagire vuol dire lottare per vivere, voler vivere, ancora.      

Quando si svolge il turno, non ci si sofferma su ogni parola, gesto o situazione perché si è ovviamente presi dall’attività, ci si concentra su che fare, sui propri compagni, bisogna innanzitutto condividere ed ascoltare, quindi troppo impegnati per soffermarci. Al termine dei turni, di ogni turno, abbiamo un momento di condivisione per esprimere, per chi vuole esprimere, perché ci si può anche astenere in quanto magari ancora troppo scossi, le emozioni provate, è il nostro primo sfogo. Quando rientro a casa dico sempre ai miei familiari di lasciarmi dieci minuti, per metabolizzare le esperienze vissute in quel turno, mi siedo in silenzio e rivivo ogni attimo: i bambini, la sofferenza, mando via tutte le cose brutte chiudendole, archiviandole in una parte del mio cuore e conservo solo le cose belle, per stare bene e poter affrontare il turno successivo, perché diversamente non potrei proseguire questo percorso perché satura di tristezza e di dolore. Questo è l’equilibrio che io ho individuato nel mio cammino: dissocio il bello, le gioie,dalla sofferenza. Dopo quattro, cinque mesi, mi risale tutto il dolore, a quel punto non lo chiudo in me stessa, a quel punto piango e solo allora sono pronta ad affrontare altri quattro,cinque mesi, sono pronta a ricominciare. Perché non ti puoi nutrire di dolore, o non puoi più ridere alla sofferenza.        

Smemi: io prima del mio primo turno in oncologia, ne ho fatti altri in ospedale, in neurologia, è sempre doloroso ma è diverso, la sofferenza è meno evidente e non sempre è così estrema, in oncologia, invece, il dolore segna i volti e i corpi, non puoi non vederlo. Decisi di inaugurare i miei turni in oncologia prima di Natale, precisamente il 22 dicembre 2014 e non casualmente, volevo mi rimanesse qualcosa da quella esperienza. Il mio principale augurio era quello di portare un po’ di sollievo in un periodo dell’anno, per chi soffre, così particolare. Giunta al secondo piano era quasi un livello, come quando nei videogiochi superi i livelli precedenti ed accedi a quelli superiori, a quelli più difficili. C’è stato un momento in cui mi sono bloccata perché era come se avessi realizzato il passo che stavo per compiere, che avrei incontrato quei volti e il loro dolore di cui tanto se ne parla, ma incontrarli è decisamente diverso. Non hai neanche il tempo, in realtà, di pensare troppo, perché tu entri, hai questo impatto, io mi sono irrigidita attimi poi, come sempre nella nostra grande famiglia, grazie al sostegno di chi condivide con te in reparto il turno superi i tuoi timori ed entri subito in contatto dimenticandoti di tutto il resto, del contorno, perché a quel punto tu sei lì per loro e non hai di certo il tempo di pensarci più di tanto perché per te in quel momento sono dei bambini con cui devi giocare e farli ridere, non pensi alle loro condizioni, non li pensi più in ospedale, diventano i personaggi della storia che creiamo per loro. L’impatto è indubbiamente agghiacciante, però è solo una questione di pochi attimi, si crea subito sinergia e dimentichi, per un istante, di essere lì, in quel reparto,diventi il personaggio della tua storia. Al rientro a casa ovviamente un po’ ci pensi magari ti dici “io li ho lasciati lì”.

Al termine di ogni turno, come ha anticipato Tadala, c’è questo cerchio della condivisione per esternare le emozioni provate, ma io, personalmente, dico poco o nulla perché è troppo presto per metabolizzare quello che hai provato, neanche lo sai quello che hai provato, è troppo presto, io ho bisogno di più tempo per realizzare, nemmeno la sera riesco a soffermarmi su ciò che ho provato e quindi cerco di mantenermi il più impegnata possibile, mi fermo un attimo ma non appena mi rendo conto che mi sto soffermando troppo torno a tenermi indaffarata, anche se poi mi sono resa conto che comunque mi rimangono dentro queste emozioni e quindi sto cercando di imparare ad esternarle.   

Malankaja: io ho fatto solo il mio primo turno e, ovviamente, non ho voluto rompere il ghiaccio dall’impatto più difficile da affrontare, però per quella che è stata la mia esperienza effettivamente, come diceva la stessa Smemi, quando entri in reparto tutti quei mille dubbi che ti assillavano in precedenza si annullano: appena sei lì, non sei più tu, non c’è più l’ “io persona” ma l’ “io clown”. Una volta entrata nel reparto,è come se fossi sempre stata lì, come se quello fosse il mio posto e tutto il resto non esistesse, sono per me tutti bambini in quel momento, ognuno con le proprie diversità.

A conclusione del mio primo turno come reazione sono rimasta in silenzio, poi non appena c’è stato il cerchio della condivisione, ero come un fiume in piena. Una volta rientrata a casa è naturale ripensare al turno e non penso tanto a ciò che ho detto o ho fatto, ma ricordo tutti gli sguardi o i movimenti dei bambini con i quali mi sono relazionata.

–         Il “clown dottore” o “clown di corsia” è un operatore specificamente formato, in particolar modo nel nostro Paese la formazione va da un minimo di 150 ore a master universitari, dunque non un semplice hobby ma un vero e proprio impegno, a quale tipo di sacrifici deve essere consapevole di andare incontro chi decide di intraprendere il percorso della clownterapia?  

Smemi: richiede impegno in quanto sono previsti ed obbligatori se si vuole accedere al turno in ospedale, due allenamenti al mese,è sì sicuramente un impegno anche se nessuno di noi lo vive così in realtà, richiedendo una disponibilità non eccessiva (una o due volte al mese per allenarsi si riescono a conciliare e una domenica o una sabato per il turno si possono fare), diviene poi più che altro un’esigenza, è ormai parte di noi e delle nostre vite.

Malankaja: per me la stessa cosa, non ha mai rappresentato un impegno, il tempo lo trovo per farlo e anche se dovesse capitare che non riesco a trovarlo, non succede nulla.

Tadala: è un’attività che ti gestisci tu, quindi come hanno anticipato loro, non l’ho mai vissuto come un impegno ma semmai una necessità, una passione, un piacere, per le ragioni anticipate da Smemi (due allenamenti obbligatori al mese per avere diritto ad eccedere al turno in ospedale, perché se si saltano più di tre allenamenti vanno recuperati in quanto il feeling, che è fondamentale  fondamentale con i compagni, si è interrotto) non è un impegno così insostenibile, magari può diventare più assiduo quando vi sono degli extra come questa intervista o altre attività, però anche in questo caso ci si gestisce in base alle disponibilità di tutti, niente è obbligatorio, tutto è volontario.

–         Quanto di questa attività vi ha cambiato e donato e quanto pensate di aver donato e cambiato le esperienze di coloro che avete fatto ridere nel dolore?

Tadala: io penso di aver donato un po’ di fiducia e di felicità alle persone che ho incontrato e c’è stato un episodio, in particolar modo, che mel’ha confermato: in oncologia c’era un ragazzo con handicap gravissimi e la prima volta che lo incontrai era molto triste, non parlava e non poteva nemmeno farlo a causa delle sue gravi condizioni. Nacque immediatamente un feeling fra me e questo ragazzo che mi designò come sua fidanzata ed io stavo allo scherzo giocando con la mamma del giovane chiamandola suocera. Il ragazzo anche se non riusciva a parlare, comunicava con me attraverso lo sguardo. La mamma scherzando, definendoci noi fidanzati ci domandò quando ci saremmo sposati, il ragazzo, che prese consapevolezza della sua malattia, rispose “fidanzati tutta la vita, sposati mai” e mi rivolse un sorriso bellissimo, io ero per lui quello che probabilmente non avrebbe mai potuto avere: una fidanzata e questo mi ha resa felice e mi ha donato immenso amore. Io so che per quel ragazzo ero una speranza, aspettava che andassi in reparto la domenica. Questo è quello che doniamo: una speranza.

Grazie a questa esperienza io nella mia vita ho cambiato molte cose, anzitutto ho imparato a dare valore a quel che realmente conta e a non darmi pena per le sciocchezze che quotidianamente lamentiamo e che molte volte sono piccolezze, che bisogna essere positivi e che ogni mattina, quando apriamo gli occhi, abbiamo già di che gioire e ringraziare, perché c’è chi non può più farlo o non più come prima, quindi ho imparato ad accettare tutto della mia vita e ad essere felice.

Smemi: ciò che mi ha cambiata mi sta cambiando di questo percorso è il modo in cui guardo e vivo la vita, imparando a viverla completamente razionalizzando e ridimensionando quelli che per me prima erano ostacoli insormontabili o motivo di pena come ad esempio l’università, rendendomi consapevole di quanto ogni giorno siamo fortunati e mi sta insegnando a dare fiducia agli altri ed è stupendo perché anche se pensiamo di farlo costantemente in realtà molte volte scopriamo e capiamo di non farlo affatto. Mi sta insegnando oltretutto quest’esperienza ad aprirmi e a conoscere gli altri.

Malinkaja: per quanto mi riguarda è ancora troppo presto per poter fare un bilancio di quanto mi ha donato e quanto mi ha cambiata quest’esperienza e quanto io ho donato e cambiato le vite di chi ho incontrato, però io la penso come Smemi e Tadala e cioè il dono più grande che questa esperienza ti fa è un nuovo modo di guardare e vivere la vita, più pieno, più completo e ci insegna a dare il giusto peso agli ostacoli che quotidianamente incontriamo. Come tutti ovviamente ho i miei momenti di sconforto ma pi mi ricordo di Vip (vivere in positivo), di questa grande famiglia e che sono un clown e non devo abbattermi e quindi mi rialzo e vedo le cose in modo diverso.

–         Che emozione, ammesso le parole possano descriverla, provate nel vedere spuntare un sorriso su un volto segnato dal dolore?

Tadala: che quello che facciamo è giusto e che dobbiamo avere sempre più forza per andare avanti.

Malinkaja: ti fa sentire bene perché sai che sta sorridendo perché tu l’hai fatto sorridere.

Smemi: ti fa tornare la voglia di iscriverti al turno successivo.  

 Fondamentale è sottolineare che i clown di Vip non richiedono soldi per  le strade e che il fenomeno di quanti si spacciano per loro è una TRUFFA, i clown Vip hanno un camice di origine controllata riconoscibile dal collo rosso, le maniche rigate una gialla ed una verde con scritto “Vip Italia” .

I clown di Vip Bari vi attendono in piazza del Ferrarese il 31 maggio 2015 nella giornata del GNR “giornata del naso rosso” (svolta in Italia nel mese di maggio e quest’anno per Vip Bari, impegnata nelle elezioni, cadrà in data 31 maggio anziché 17 maggio come in tutto il resto d’Italia)  unico momento dell’anno in cui scendono in piazza per farsi conoscere e far conoscere le attività da loro svolte a quanti se ne vogliano approcciare  e con lo scopo di raccogliere fondi tramite donazioni assolutamente libere. Giornata nella quale saranno organizzate attività, giochi e saranno allestiti gazebi, con lo scopo di portare il sorriso.   

clown Vip Bari

 

 Link utili per saperne di più su Vip Bari: 

https://www.facebook.com/vipbarionlusicoloridelsud?fref=ts

  http://www.clownterapia-bari.org/                 

 

 

 

 

 

Una mimosa per tutto l’anno

L’articolo è pubblicato anche sul sito di SFERO Onlus.

Oggi, 8 marzo, si festeggia quella che è la ricorrenza nota sotto il nome di “festa della donna” o “giornata internazionale della donna”, sorta con lo scopo di ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui sono ancora oggetto.

Questa giornata  si è tenuta per la prima volta negli Stati Uniti nel 1909, in alcuni paesi europei nel 1911 e in Italia nel 1922, dove si svolge ancora oggi. Nel tempo si è erroneamente diffusa la leggenda che la giornata dell’8 marzo fosse stata istituita appositamente per ricordare la morte di centinaia di operaie nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie Cotton o Cottons avvenuto nel 1908 a New York, facendo probabilmente confusione con una tragedia realmente verificatasi in quella città il 25 marzo 1911, l’incendio della fabbrica Triangle, nella quale morirono 146 lavoratori (123 donne e 23 uomini).

Nel tempo questa festività è stata fuorviata nel suo reale intento, banalizzata dalle stesse donne nelle indegne modalità di festeggiamento. Non è casuale la scelta di affrontare questa tematica proprio in tale ricorrenza, credo esistano infiniti modi per celebrare questa giornata ed io ho scelto quello della riflessione.

Donna 365 giorniOgni anno, per un giorno all’anno (prestabilito), improvvisamente si festeggia il genere femminile: mariti, fidanzati, spasimanti, padri accorrono all’acquisto di un mazzo di mimose da regalare alle proprie donne, un gesto indubbiamente dolce ed apprezzabile. Non mi unirò al coro di quanti si indignano per un romantico gesto come questo, porrò semmai l’accento sull’importanza del non dimenticare le donne tutto il resto dell’anno. Non è il regalare una mimosa nella ricorrenza dell’8 marzo a portare con sé la mancanza di riguardo e di rispetto verso il genere femminile, ma è il ricordarsene solo in questa giornata.

Non scriverò su quanto gli uomini ci manchino di rispetto, perché non sono gli unici a farlo, siamo noi stesse in questa giornata festeggiando non i diritti che faticosamente ci siamo guadagnate, non la parità dei sessi che tanto quotidianamente reclamiamo, quanto la libertà di regredire prenotando tavoli nei locali dove organizzano spogliarelli per inchinarci, ancora una volta, di fronte a corpi maschili marmorei dando a quegli uomini che ci considerano solo come “femmine” il diritto di continuare a farlo. No, certo, non tutte le donne l’8 marzo decidono di calpestare in tal modo la propria dignità, così come ci sono uomini che non sono maschi, ci sono donne che non sono femmine, ma ci sono anche donne, che per quanto tali, non hanno l’opportunità di esprimersi nella loro essenza.

Donne che quotidianamente tra le mura domestiche, apparentemente innocue, subiscono costantemente violenze da parte dei loro mariti o conviventi, che vivono nel silenzio e nell’inverno di questi incessanti abusi, che si fanno forza per loro stesse e per i loro figli, donne che vivono all’ombra di queste tragedie invisibili, ma non per questo inesistenti.

Donne alle quali non è permesso nemmeno di trascorrere una serata con le amiche fra chiacchiere e confidenze in questo 8 marzo, perché non hanno alcun diritto, che ricevono dai loro stessi carnefici, un giorno prima causa delle loro sofferenze, mimose per festeggiare “la donna”, anziché il rispetto.

Donne spesse volte sole e smarrite che non sanno a chi rivolgersi per trovare sollievo in quell’immenso dolore e allora l’unica soluzione a questo male è l’informazione, a tale proposito ringrazio vivamente l’avvocato Raffaella Casamassima, presidente dell’associazioneNo More-Difesa Donna per l’importantissimo lavoro da lei svolto garantendo un servizio di primo ascolto per le donne e l’anonimato oltre che il rispetto della privacy.

La “tragedia di genere” affonda le sue radici nella nostra stessa cultura, il modo dunque per scalfire tale male è nell’iniziare, fin dall’educazione impartita dalle famiglie, a cambiare il modo di guardare e concepire la donna, oltre che il rendere sempre più noti i centri antiviolenza, strutture appositamente istituite a tutela di queste donne.

Il senso di questa giornata non è dunque l’astenersi dal divertimento o dal festeggiamento, ma il non banalizzare..buona festa della donna, tutto l’anno!

S.P.

Locandina NO MORE DIFESA DONNE